Innesto

La tecnica dell'innesto ha origini molto antiche, se ne trovano testimonianze in alcuni scritti cinesi che risalgono anche a 5.000-6.000 anni prima della nascita di Cristo. Era conosciuta dai Fenici e dagli Egizi, e i romani ce ne hanno lasciato descrizioni particolareggiate in diverse opere dedicate alle tecniche agricole (Catone, Varrone e Columella).

Nel corso della storia vi sono state epoche in cui questa tecnica è regredita, per poi ritrovare un largo impiego soprattutto in viticoltura come rimedio alla distruzione di interi vigneti da parte della fillossera. Purtroppo in questi ultimi decenni, con la diminuzione della percentuale di popolazione impegnata in agricoltura, e con una sorta di specializzazione anche in questo settore, si sta perdendo quella manualità e pratica dell'innesto che era ancora comune presso i nostri nonni.

Perché si innesta

Lo scopo dell'innesto è quello di poter riprodurre una pianta mantenendone tutte le caratteristiche. La riproduzione per seme infatti non permette questo perché la nuova pianta raccoglie in sè caratteristiche del patrimonio genetico del padre e della madre, in quanto si tratta di una riproduzione sessuata, per impollinazione. La riproduzione sessuata è il meccanismo che ha dato origine alla grande diversità biologica che incontriamo in natura. E' questo il meccanismo che ha permesso alle diverse specie di adattarsi a situazioni climatiche e ambientali differenti e ci ha consegnato un patrimonio così vasto e multiforme di varietà frutticole.

Le piante nate da seme sono dette semenzali, e a loro onore va sfatata la diceria che non portano frutto. Spesso hanno tempi di fruttificazione (messa a frutto) lunghi e producono frutti di scarse dimensioni o scadenti caratteristiche organolettiche, ma anche la prima Golden era un semenzale scoperto casualmente da Anderson H. Mullins nella sua fattoria di Clay West in Virginia (USA) attorno al 1890. Trattandosi praticamente di incroci per libera impollinazione, i soggetti che nascono hanno caratteristiche sconosciute fin quando non iniziano a fruttificare.

Se abbiamo bisogno di mantenere inalterate le caratteristiche di una pianta dobbiamo quindi ricorrere a una metodologia di riproduzione non sessuata. Una di queste tecniche è appunto l'innesto. Vanno poi ricordate altre metodologie che però hanno scarso interesse in frutticoltura perché permettono di ottenere soggetti normalmente più deboli: la talea, la margotta, il pollone radicale, ecc.

Ritorna a inizio pagina

Cosa è l'innesto

La pratica dell'innesto consiste nell'unione delle parti di due piante, in modo tale che si saldino consentendo loro una crescita come se si trattasse di un'unica pianta. Essa deve essere nata dall'osservazione della saldatura naturale di due rami, cioè di un innesto per approssimazione, fenomeno che è possibile osservare in natura.

La pianta che fornisce l'apparato radicale viene chiamata portinnesto, la parte dell'altra pianta che andrà a costituire la chioma del nuovo soggetto viene chiata marza. Nell'innesto si uniscono portinnesto e marza in modo che i tessuti cambiali (il cambio è quella fascia sottile di tessuto che genera verso l'esterno la corteccia, e verso l'interno il legno) combacino perfettamente, in quanto questi sono in grado ci cicatrizzare le ferite ripristinando la circolazione della linfa.

Perchè la saldatura tra i tessuti dei due soggetti sia duratura nel tempo, e non si abbiano dei rigetti, occorre che vi sia affinità tra portinnesto e marza. Normalmente piante della stessa specie sono affini. L'esperienza maturata nei secoli, e in particolare negli ultimi decenni con la ricerca di nuovi portinnesti, ha permesso di individuare i soggetti  più promettenti per ogni specie e per i diversi tipi di terreni.

I portinnesti più utilizzati per i principali fruttiferi
Fruttifero Portinnesto Caratteristiche
Melo Franco molto vigoroso, oggi scarsamente utilizzato
M27; M9; N26 deboli
MM106; M7; M4 medio vigore
MM111; M25; M109 vigorosi, adatti per varietà spur. MM111 conferisce resistenza all'afide lanigero e per questo è spesso usato in agricoltura biologica
Pero Franco molto vigoroso
Cotogno poco vigoroso, aticipa la produzione e ne migliora la qualità, ma non tutte le varietà di pero sono affini
cloni di Cotogno Malling Quince aumentano la resistenza al calcare
Cotogno Franco conferisce molta vigoria
Biancospisno aumenta la resistenza al calcare e alla siccità
Azzeruolo aumenta la resistenza al calcare
Nespolo del Giappone Franco è il più usato
Cotogno resistenza al freddo, anticipa l'entrata in produzione
Pesco Franco è il più usato
Mandorlo qualche problema di affinità
Susino per terreni umidi e compatti
Albicocco buona resistenza a nematodi
Ciliegio dolce Franco entrata in produzione tardiva, grossa taglia della pianta
Ciliegio acido taglia limitata della pianta, anticipa l'entrata in produzione, migliora l'adattabilità ai terreni sfavorevoli
Megaleppo per terreni asciutti e poco irrigati
Ciliegio acido - amarena Franco  
Franco di Ciliegio dolce elimina la formazione di polloni
Megaleppo per terreni asciutti e poco irrigati
Susino Mirabolano buona adattabilità ai terreni calcarei, è il più usato
S. Giuliano riduce le dimensioni della pianta, provoca anticipo di produzione
Marianna GF 8/1 adattabilità a tutti i tipi di terreni
Mandorlo Franco resiste bene alla siccità ma non all'umidità, poco resistente al marciume radicale, è il più usato
Pesco vigoroso, anticipa l'entrata in produzione, molto usato
Susino dà buoni risultati
ibrido Pesco x Mandorlo è il più promettente
Albicocco Franco è il più usato, crescita lenta e tardiva entrata in produzione, buono per terreni poveri
Mirabolano crescita rapida, buon adattamento ai diversi tipi di terreno, problemi di affinità, poca risistenza al freddo
Pesco resiste bene alla siccità
Arancio,Mandorino, Limone, Pompelmo Arancio amaro poco resistente a gravi malattie
Arancio dolce buona resistenza alla siccità e ai climi aridi in genere, sensibile ad alcune gravi malattie
Mandarino Cleopatra buona resistenza alle malattie (eccezion fatta per la gommosi), buona resistenza al freddo
Poncirus trifoliata buona resistenza alle malattie (eccezion fatta per l'exocortite), ottima resistenza al freddo
Citrange ottime caratteristiche generali
Limone selvatico sensibile al freddo, poco longevo
Noce Franco è il più usato, non gradisce terreni salini
Juglans nigra resiste al freddo, innestato all'apice produce legno pregiatissimo
Juglans cinerea molto resistente
Juglans sieboldi molto resistente
Castagno Franco molto sensibile alle malattie
Castagno cinese resiste bene alle malattie
Castagno giapponese discreta resistenza alle malattie
Kaki Franco non resiste al freddo nè alle malattie, sconsigliato
Diospyros lotus buona resistenza al freddo e alla siccità

Nota: con il termine Franco si indica un semenzale della stessa specie usato come portinnesto

 

Un altro aspetto da essenziale per la riuscita di un innesto è l'epoca. Perché possa formarsi il callo di saldatura tra i tessuti del portinnesto e della marzo occorre che il portinnesto sia in fase vegetativa. Ogni tipo di innesto ha una sua epoca di esecuzione legata a diversi fattori, quali temperatura, umidità, ecc.

Occorre poi fare attenzione alla polarità, cioè all'orientamento della marza. Deve essere mantenuto l'orientamento della marza come era nel ramo da cui è stata prelevata. I vasi che permettono il flusso della linfa hanno infatti una direzione di scorrimento. Se posizioniamo la marza capovolta la linfa portata dal portinnesto non riesce a scorrere nella marza che quindi muore.

Ritorna a inizio pagina

Tipi di innesto

Normalmente si distinguono due grandi categorie di innesti, quelli a marza e quelli a gemma.

Negli innesti a marza si utilizza una porzione di ramo della varietà che si vuole riprodurre, mentre in quelli a gemma si utilizza solo una gemma con una porzione di corteccia. Gli innesti a marza possono essere effettuali anche su piante adulte, per cambiare ad esempio la varietà o per avere più varietà sulla stessa pianta. Gli innesti a gemma richiedono invece materiale giovane perchè la corteccia deve essere flessibile.

I principali innesti a marza sono:

- innesto a triangolo

- innesto a spacco diametrale

- innesto a spacco pieno

- innesto a spacco laterale

- innesto a sella o cavallo

- innesto a spacco inglese semplice o doppio

- innesto a corona

- innesto a becco di luccio

I principali innesti a gemma sono:

- innesto a scudetto

- innesto a maiorchina

- innesto a pezza

- innesto ad anello o zufolo

Ritorna a inizio pagina